6.1 Audiodescrizioni
Nella società dell’informazione, la tecnologia è il mezzo principale utilizzato per creare, trasmettere e conservare l’informazione. Pertanto, l’accesso alle tecnologie dell’informazione rappresenta sempre più spesso un’opportunità di conoscenza, istruzione e lavoro e acquisisce sempre maggior importanza nel modo di vivere, di lavorare e di apprendere. Si può in qualche modo equiparare l’accesso alle tecnologie ed il loro pieno utilizzo ad un diritto primario per tutti i cittadini, nessuno escluso.
Fra le varie tecnologie, l’audiodescrizione è un procedimento che permette ai disabili visivi di comprendere elementi iconografici e spaziali che sarebbero altrimenti per loro impossibili da cogliere. L’audiodescrizione applicata ai programmi televisivi altro non è che “una narrazione parallela che svela allo spettatore le immagini che non può vedere, sfruttando abilmente gli intervalli liberi da commentari o dialoghi presenti nei programmi”.
L’audiodescrizione ovviamente si può applicare ad ogni filmato video e la Legge n°4 del 2004, più nota come “Legge Stanca”, prevede che i siti accessibili abbiano audiodescrizione del materiale video in essi inserito. Oggi l’audiodescrizione è una pratica che in alcuni paesi come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna o la Germania è divenuta di uso comune e trova applicazione in diversi ambiti:
- Per le arti dello spettacolo (teatro, danza, opera) e dei media (televisione, cinema e DVD), dove la descrizione è una forma di traduzione audio-visiva, usando le pause naturali nel dialogo per inserire descrizioni e suoni.
- Per le esposizioni museali, i parchi naturali, i siti storici e il web, dove le audiodescrizioni possono essere registrate, oppure effettuate dal vivo in visite guidate.
Anche in Italia, in modo particolare nei musei e nei parchi, le descrizioni registrate concepite appositamente per i disabili visivi, fornite attraverso un’audioguida, sono sempre più diffuse. In qualche caso, oltre alla descrizione degli oggetti esposti sono presenti anche indicazioni direzionali in modo che il disabile possa svolgere autonomamente la visita di almeno una parte del museo. Alcuni parchi naturali, siti archeologici o storici forniscono un servizio di audiodescrizione per i visitatori con disabilità visive. La descrizione può includere una breve esposizione storica del sito, la descrizione del panorama e degli elementi presenti (manufatti, architetture, alberi, ecc.). È possibile in questi percorsi ascoltare anche la descrizione di suoni che possono essere uditi durante la visita (per esempio il cinguettio degli uccelli).
Audioguida
L’audioguida è divenuta negli anni un ausilio indispensabile per i visitatori di mostre e musei. Si attivano semplicemente, digitando sulla tastiera il numero esposto nella sala o nella didascalia dell’opera che si desidera ascoltare. Le produzioni sono considerevoli e vengono realizzate anche con diversi livelli di approfondimento per soddisfare il pubblico più vario. Ma l’audiodescrizione non è sufficiente per le persone con disabilità visiva se non si stabilisce una forte relazione fra la narrazione audio e l’esperienza concreta in luogo; senza una mappa tattile per orientare o una qualche esperienza tattile concreta, la visita al museo resta nel campo del “virtuale” e non giustifica la partecipazione in loco. D’altra parte, oggi è possibile creare percorsi audio che l’utente può scaricare comodamente da casa, prima di effettuare la visita. Le tracce sonore caricate sul sito internet del museo possono essere scaricate dal visitatore prima di effettuare la visita, caricate sul suo computer e autonomamente progettare il percorso che desidera, caricando sul proprio Mp3 o sul proprio telefono cellulare il testo audio e sonoro.
6.2 Indicatori Tattili a Terra
Il non vedente, per muoversi ed orientarsi, soprattutto in uno spazio non conosciuto come può essere un albergo, un museo, una città turistica, un parco naturale, usa il bastone bianco o il cane guida. Nel suo itinerario non può che seguire le “guide naturali” ed usando con tecnica il bastone bianco esplorerà lo spazio intorno a sé, seguendo per esempio l’andamento di un muro e anticipando la percezione degli ostacoli davanti a sé. Le pavimentazioni normali, ovvero realizzate mediante tradizionali materiali da costruzione, possono fornire indicazioni utili per la deambulazione urbana della persona con disabilità visiva. L’utilizzo di particolari materiali come la pietra, se opportunamente lavorata nella finitura superficiale, nella tessitura, nella tipologia, nel colore, stimola tutti i canali percettivi e non solo la vista. Pavimentazioni che presentano differenti tessiture, infatti, forniscono un input tattile mediante il contatto con il bastone e con i piedi. Eventuali scivoli di marciapiedi forniscono input di tipo cinestesico e vestibolare. La pavimentazione di tipo “normale” con contrasto visivo rispetto alla pavimentazione adiacente è utile anche agli ipovedenti senza uso del bastone. Le “guide naturali” possono e devono essere integrate, quando necessario, da altre indicazioni pedotattili artificiali.
Le Pavimentazioni Dedicate o “Piste Pedotattili”
Negli ultimi anni, in ambienti complessi aperti o chiusi, come stazioni ferroviarie, aeroporti, grandi piazze, moli, sia in paesi europei sia al di fuori del vecchio continente, si utilizzano “piste o percorsi pedotattili”. Questi percorsi tattili sono costituiti perlopiù da piastrelle larghe 60 cm, la cui superficie si presenta scanalata da righe parallele che possono essere seguite dal bastone bianco. Le piastrelle inserite nella pavimentazione di un marciapiede o di uno spazio aperto, costituiscono per il disabile visivo un riferimento sicuro nel suo cammino e direzione. Inoltre, il contrasto di colore possibile, nei confronti della pavimentazione circostante, è un buon indizio cromatico utile agli ipovedenti. La pavimentazione dedicata è un tipo di intervento che può essere utile per l’orientamento (dove sono?) ed il wayfinding (dove vado?) e fa riferimento alla definizione di barriera architettonica data dall’art. 1 del DPR 503/1996: “la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.” I segnali tattili impiegati devono essere intuitivi e di significato univoco. La loro decodifica, mediante il bastone ed i piedi, deve avvenire in maniera naturale, non pregiudicando l’acquisizione di informazioni ambientali ottenibili mediante i sensi residui, rispettando la modalità di uso che offre la massima sicurezza durante gli spostamenti ovvero la tecnica pendolare con bastone lungo. Essendo quest’ultima la tecnica maggiormente utilizzata per gli spostamenti urbani, ne consegue che le pavimentazioni dedicate devono essere progettate in sua funzione.
I due messaggi base per la segnaletica sul piano di calpestio sono due:
- l’informazione di via libera, con linee parallele in rilievo;
- l’informazione di arresto, a calotta sferica (o a cupola tronca) in rilievo.
I punti in rilievo maggiormente percepibili da parte di persone non vedenti sono quelli di altezza 5 mm, e diametro al vertice di 12-25 mm distanziati fra di loro di 50-65 mm. Purtroppo non esiste un sistema approvato a livello internazionale, e neanche a livello nazionale. La International Organization for Standardization raccomanda un contrasto cromatico del 30% (il giallo per esempio ha elevata percepibilità) a beneficio delle persone ipovedenti. Le pavimentazioni tattili dedicate per le persone con disabilità visiva, deve essere impiegata in situazioni in cui la sicurezza del pedone è pregiudicata. Secondo la International Organization for Standardization (ISO/TC173 – 1993) queste situazioni sono:
- Intersezioni tra percorsi pedonali e carrabili (scivoli non percepibili, attraversamenti a raso, complanarità delle sedi, ecc.).
- Dislivelli verso il basso non delimitati (banchine ferroviarie, fermate dei mezzi pubblici, specchi d’acqua, scale, ecc).
- Ostacoli ad altezza del viso.
Qualunque tipo di pavimentazione realizzata per non vedenti, deve venire incontro ad esigenze di più fruitori (per esempio il segnale di pericolo può avvertire una persona distratta di un contesto di pericolo), senza che vengano compromesse le esigenze di altri tipi di pedoni come ad esempio le persone che utilizzano la sedia a rotelle. La decodifica dei segnali deve avvenire in modo naturale senza pregiudicare né la sicurezza né l’acquisizione di ulteriori informazioni ambientali ottenibili con gli altri sensi. Le mattonelle con linee in rilievo, sono state adottate in molti paesi, la prima volta in Giappone, per orientare e sottolineare la direzione di marcia la persona con disabilità visiva.
Tipologie di Percorsi
Sistema TGS
La Trelleborg TGS ha elaborato un sistema molto semplice di percorsi guida, composto da due codici informativi:
- Codice di direzione rettilinea (guidance pads)
- Codice di arresto-pericolo (warning pads) disponibile in bollo grande e piccolo.
È un sistema poco usato in Italia, mentre è più diffuso in America e in Australia.
Sistema Slog
Il sistema di pavimentazione Slog si basa su strisce rettilinee parallele tra loro in rilievo di circa 2 mm rispetto al fondo della mattonella. Il verso del rilievo delle mattonelle è orientato come il senso di percorrenza e perciò suggerisce al non vedente la direzione da seguire. È un sistema molto intuitivo in quanto le strisce parallele in rilievo sono semplicemente orientate nei due differenti modi; infatti, per segnalare un pericolo o un ostacolo vengono posizionate in senso perpendicolare rispetto al senso di marcia. È un sistema abbastanza usato in Giappone, Germania, Olanda e Scandinavia. Esistono altre tipologie utilizzate in Italia, ma non standardizzate, come Record o il sistema Arianna.
Sistema Loges
Il sistema Loges è un altro esempio di pavimentazione usata in Italia per la realizzazione di percorsi pedotattili. È certamente quello più diffuso. Il Gruppo di Coordinamento delle Associazioni dei Minorati della Vista di Roma ha individuato in questa specifica tipologia di pavimentazione, il linguaggio convenzionale da seguire sull’intero territorio nazionale da parte di Poste Italiane e dalla Divisione infrastrutture delle Ferrovie dello Stato. Messo a punto da una grossa ditta di materiale ceramico su licenza esclusiva, il sistema Loges (Linea di Orientamento Guida e Sicurezza, brevetto n. 00237769) è un linguaggio speciale, impresso su piastrelle in grès fine porcellanato Granitogres. Successivamente rispettando gli stessi codici è stato realizzato in pietra, ceramica, cemento, gomma da altri produttori. Questo sistema è composto da cinque differenti tipi di mattonelle, caratterizzate da texture superficiale e dimensioni differenziate. La mattonella di base presenta scanalature a media distanza ed indica la direzione del percorso pedonale, mentre il massello di pari dimensioni ma con scanalatura più ravvicinate indica la presenza di un servizio nelle vicinanze. Oltre a queste di base ci sono mattonelle di dimensioni diverse ed identica texture superficiale (piccole sfere), delle quali quella quadrata indica un incrocio a T mentre quella rettangolare indica la necessità di arrestare la marcia e verificare l’elemento di possibile pericolo presente sul o in prossimità del percorso. Per indicare la svolta vengono utilizzate mattonelle di forma quadrata aventi una texture superficiale molto particolare in quanto affiancano le scanalature alle sferette utilizzando una linea di demarcazione diagonale.
Segnalazioni Tattili a Terra Semplificate
Nel tentativo continuo di trovare soluzioni che pur tenendo in particolare attenzione al tema della mobilità dei non vedenti, tenga anche conto degli aspetti ambientali, accogliendo le indicazioni della Commissione Autonomia dell’Unione Italiana Ciechi in alcune situazioni si è scelto di utilizzare due soli codici tattili: il codice di direzione, costituito da linee parallele a rilievo, nelle situazioni in cui sia necessario individuare un manufatto, e il codice di attenzione, costituito da cupolette/semisfere a rilievo, per segnalare situazioni di pericolo. Ad esempio nella città di Venezia “l’approccio adottato è stato quello di privilegiare l’utilizzo di elementi naturali e, solo dove ciò non fosse possibile, di prevedere la predisposizione di segnalazioni tattili sul piano del calpestio. Caratterizzati dalla massima semplificazione dei codici, dall’integrazione con l’ambiente e dall’uso di materiali tradizionali, come la trachite, gli interventi hanno previsto l’utilizzo di due tipi di pavimentazione tattile: la prima, costituita da masegni a “calotte sferiche” in rilievo per segnalare la presenza di un pericolo; la seconda, composta da una pavimentazione a linee parallele in rilievo perpendicolare al senso di marcia, per consentire l’intercettazione di un ponte o di un pontile del vaporetto”. Altra situazione interessante può essere considerata quella torinese, dove il Comitato Autonomia dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti in accordo con la società dei mezzi di trasporto GTT ha individuato gli elementi essenziali indispensabili per le fermate di autobus e tram. Il progetto prevede l’intercettazione sul marciapiede, con codice di direzione, dall’edificio alla banchina del mezzo pubblico; le segnalazioni di pericolo con bolle lungo la banchina e la segnalazione di sosta, indicatore visivo per l’autista e tattile per il passeggero.
Sistema Vettore
Oltre al sistema LOGES è stato sviluppato – tra una primaria azienda e l’Unione Italiana Ciechi – un sistema pedotattile alternativo denominato Vettore. Semplice, è dotato di soli due codici di base, la linea sinusoidale e la sfera, che consentono di individuare con facilità il percorso, le svolte ad angolo, le inversioni al senso di marcia; queste sono inoltre linee che permettono un’elevata percezione tattile e pongono il piede in una costante situazione di “allerta”, “di non riposo” grazie all’apposita altezza ed al raggio dei rilievi. Ispirato a pochi e chiari principi progettuali (universalità segnica, sicurezza, durabilità), questo prodotto consente infinite applicazioni sia in esterni sia in interni. Le principali indicazioni che hanno determinato le scelte di applicabilità e di valutazione sono state indotte dalla possibilità di:
- avere una stimolazione sensoriale tattile ridotta e sintetizzata, ma continua, grazie alla sinusoide;
- garantire una costante sicurezza nel percorso attraverso la semisfera e le bande a contrasto cromatico destinate agli ipovedenti;
- mantenere l’orientamento nello spazio durante le svolte o i cambi di direzione grazie alla possibilità di diramare le onde sinusoidali negli incroci a “T” o a “+”.
Il prodotto realizzato è frutto di una lunga e approfondita ricerca, nata da una sperimentazione sviluppata con CNR-ICTP e Politecnico di Milano. Il lavoro fin qui svolto rappresenta una prima fase di studio del Vettore, che risulterebbe essere un innovativo strumento al servizio dei non vedenti e degli ipovedenti destinato a migliorare la loro qualità di vita e di sicurezza.
Conclusioni
Quelle sopra descritte sono soluzioni per percorsi pedotattili artificiali codificate ed in produzione. È possibile però realizzare in proprio percorsi guidati tattilmente utilizzando le diverse finiture superficiali che i materiali, soprattutto naturali, offrono, ottenendo un perfetto inserimento ambientale ed una buona definizione di percorso. L’importante è sfruttare la diversità e magari giocare con differenti colori, colori non lucidi, per creare percorsi che la persona in difficoltà possa seguire durante la permanenza nel luogo di svago o di visita. In ogni caso, in previsione di interventi di ristrutturazioni edilizie o di realizzazione di nuovi complessi turistici, bisognerebbe tenere conto delle opportunità e delle soluzioni tecniche in precedenza illustrate per agevolare la mobilità autonoma di non vedenti e ipovedenti. Anche in luoghi di interesse turistico, grandi spazi chiusi come hall di alberghi ed ingressi museali o aperti come bordi piscine, in assenza di guide naturali efficaci (passatoie, tappeti, per esempio – molto efficaci per persone ipovedenti o non vedenti, ma che rischiano di costituire ostacolo per persone con difficoltà motorie – o mancorrenti) si possono incollare guide in gomma, per rendere più facile l’orientamento. La sperimentazione estetica e funzionale di questi ultimi anni ha fatto produrre piastrelle in pietra lavica o in pietra di Luserna che per le loro caratteristiche estetiche possono essere utilizzate in contesti opportuni.
6.3 Le Mappe Visivo-Tattili
Le mappe visivo-tattili sono strumenti informativi per favorire l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo. Sono utilizzabili da chiunque, vedenti e non vedenti, perché sono costituite da scritte ingrandite e in braille, immagini per la vista e immagini tattili coincidenti con l’immagine visiva. Con le mappe visivo-tattili si intende offrire a chi ha gravi problemi visivi, ciechi e ipovedenti, la possibilità di approcciare e frequentare quella realtà circostante che normalmente viene considerata esclusivo appannaggio del vedente. Possono essere utilizzate per:
- L’orientamento spaziale (dove uno si trova): nella mappa si rappresenta la planimetria dell’ambiente sottosguardo, con la segnalazione dei principali ambienti e edifici.
- L’indicazione del percorso (come si fa a raggiungere un posto e come): nella mappa si rappresenta la planimetria con i punti significativi e le informazioni che guidano il movimento.
- L’informazione specifica (come è fatto un luogo e come si usa un luogo): pianta dei bagni pubblici con la collocazione dei servizi igienici, piano delle fonti di pericolo, ecc.
- La comunicazione e divulgazione (cosa si deve conoscere o esplorare): nei musei o negli edifici ad interesse culturale, nei percorsi urbani o espositivi, con i disegni e i testi visivo-tattili si possono dare le informazioni rivolgendosi a tutti contemporaneamente.
Le mappe visivo-tattili possono essere fisse, ovvero collocate nei punti strategici dello spazio, o portatili. Possono essere realizzate in materiali differenti (metallo, legno, carta, plexiglas), e tecnologie differenti, (termoformatura, fresatura, serigrafia, ecc.). Le mappe visivo-tattili portatili permettono al disabile visivo di poter verificare in ogni momento la propria posizione nello spazio. Per realizzare tale tipologia di mappe si può utilizzare la stampa con la carta a microcapsule o la serigrafia trasparente a rilievo.
6.4 Guide Visivo-Tattili
Sovente, per rendere accessibile a un cieco o a un ipovedente una rappresentazione visiva, una sola immagine tattile non basta. È necessario distribuire le informazioni che si vogliono comunicare su una pluralità di disegni. Per ottenere ciò si possono realizzare delle guide o dei libri visivo tattili, formati da immagini visive di qualsiasi natura, (disegni, foto, ecc.) sulle quali si sovrappone l’immagine tattile in inchiostro trasparente. L’aggiunta di un testo verbale, orale o scritto, strettamente coordinato con l’immagine, guida l’esplorazione e integra l’informazione. Lo si può definire un sistema integrato di comunicazioni multimediali per rendere accessibile ai disabili visivi ciò che i vedenti acquisiscono senza problemi attraverso modalità prevalentemente visive. Da notare inoltre che le immagini in rilievo possono anche essere lette facilmente con gli occhi; sono tali quindi da favorire un lavoro comune fra il disabile visivo, e il suo interlocutore. A legare un’immagine all’altra contribuisce ovviamente il testo verbale, che ha però come obiettivo principale quello di aiutare il lettore nell’esplorazione della singola immagine. Il testo, oltre che in nero e in Braille, può essere utilmente proposto su CD o in file sonoro per lasciare libere le mani nell’esplorazione del disegno.
6.5 I Modelli Tridimensionali
Il modello tridimensionale permette al fruitore di conoscere la struttura volumetrica di un’opera architettonica, la forma tridimensionale “a tutto tondo” di un’opera d’arte, o la composizione frontale di un’opera in bassorilievo. Si possono costruire modelli tridimensionali di oggetti scientifici, di apparati tecnologici, di elementi funzionali. Il modello, per essere comprensibile al tatto, deve avere dimensioni tali da consentire di circoscriverlo con le braccia ed esplorarlo con le mani. Generalmente i modelli sono in legno, durevoli nel tempo e piacevoli al tatto. Nello specifico, i materiali dovranno risultare sufficientemente solidi, non deformabili alla pressione della mano, gradevoli al tatto, il che non significa che debbano essere levigati perfettamente perché se lo fossero si perderebbero alcuni fattori significativi: per es. una parete in pietra viva non può essere resa con una superficie perfettamente liscia. Nel riprodurre un modello tridimensionale, non sarà necessario a tutti i costi, riprodurre gli elementi decorativi o i particolari minuti, perché ciò, oltre ad essere complicato dal punto di vista della realizzazione, ne ostacolerebbe l’esplorazione. Dunque sarà importante selezionare quali componenti di una struttura riprodurre e, ove sarà necessario, trascurare particolari troppo esili. Gli elementi inseriti nel modello devono trovare il giusto equilibrio tra ridondanza e semplificazione di informazioni, nel senso che se i dettagli sono eccessivi, anziché dare informazioni possono creare confusione; se invece sono troppo pochi possono non dare soddisfazione al desiderio di comprenderne lo sviluppo volumetrico e la consistenza formale di un’opera da parte del visitatore. Inoltre, i particolari devono essere molto trattati per non creare eventuali danni alle mani di chi lo esplora. Per dare il senso della scala del modello può essere posizionata nella sua prossimità un oggetto d’uso e conoscenza comune (in scala anch’esso), un’omino, un’automobile o una linea graduata. È opportuno che i modelli tridimensionali siano affiancati da mappe tattili che riproducono la pianta dell’edificio. Con alcuni accorgimenti quali l’utilizzo di legni diversi sia nel colore, sia nelle emissioni odorose, come ad esempio il faggio, la quercia, o il ciliegio si può rendere il modello particolarmente fruibile anche dagli ipovedenti. I modelli tridimensionali possono essere affiancati da pulsanti, azionabili in varie modalità tattili o elettroniche, che attivano un messaggio audio per la guida delle mani sul modello e nelle piante. Per quanto riguarda i materiali utilizzabili per un modello tridimensionale, si può scegliere tra il legno, la plastica, il gesso e molti altri. Il legno, però, risulta il preferibile se si intende riprodurre un modello unico, per via delle sue caratteristiche di resistenza e la possibilità di renderlo facilmente gradevole al tatto. I materiali plastici, la ceramica e la terracotta sono spesso utilizzati per una produzione in serie. La carta, il polistirolo e simili, sono invece sconsigliati perché fragili e deformabili. Un’altra tecnica interessante per la produzione di modelli è la prototipazione rapida con la quale si può riprodurre un oggetto in modo automatizzato a partire da un modello tridimensionale digitale creato a computer, in tempi brevi, senza vincoli sulla forma geometrica, con accuratezza di dettaglio, in diversi materiali, anche a colori e con texture differenti.
Una qualche aspettativa nella produzione di immagini tridimensionali da toccare la sta creando la tecnologia Omero. Si tratta infatti della nuova tecnologia sviluppata per permettere a non vedenti e ipovedenti di toccare con mano le bellezze artistiche del nostro Paese. “Omero è un sistema di l’interazione multimodale, tattile, uditiva e visiva, con modelli digitali tridimensionali: il polpastrello dell’utente viene proiettato in uno spazio virtuale. Un’interfaccia aptica, ossia tattile, restituisce sulla mano dell’utente le stesse forze che avvertirebbe se l’interazione avvenisse nella realtà, permettendo così di “toccare” gli oggetti virtuali. Il tutto viene integrato da messaggi vocali, suoni e vibrazioni che, coinvolgendo l’udito, rendono più semplice per un non vedente la percezione della scena”.
6.6 Esempi di Applicazione delle Soluzioni per la Fruibilità: Musei e Parchi Piemontesi
Musei
Quando l’aumento dei visitatori, a seguito dei processi di diffusione della cultura, ha spinto i musei a sviluppare attività didattiche ha anche obbligato le direzioni a tenere conto delle diverse esigenze di pubblico. La grande importanza della vista quale canale privilegiato, a volte unico, di accesso alle collezioni, ha fatto sì che le persone cieche fossero considerati tra i primi utenti a rischiare la più totale esclusione. Contemporaneamente la società e le istituzioni accrescevano la sensibilità sui temi dell’accessibilità per i disabili. I musei sono stati quindi i luoghi dove questi stimoli hanno agito in senso particolarmente positivo.
Museo Egizio di Torino
Il Museo Egizio di Torino è stato fra i primi, non solo in Italia, a permettere ai ciechi di esplorare con le mani alcune opere originali di eccezionale valore, attraverso una visita dello Statuario appositamente concepita per loro. Esso ha anche realizzato, oramai parecchi anni fa, un libro con immagini visibili e tattili, accompagnate da un testo registrato di guida all’esplorazione delle mani. Quando quel libro è uscito, si trattava di uno strumento particolarmente innovativo, per varie ragioni. Esso offriva ai visitatori ciechi un supporto indispensabile alla visita tattile in loco, che consentiva loro di prepararla con uno studio precedente e di richiamarla poi alla memoria a distanza di tempo. Inoltre quel libro era concepito per poter essere letto dal cieco in piena autonomia, grazie alle immagini tattili e al testo di guida all’esplorazione, ma anche contemporaneamente da ciechi e vedenti, grazie alla doppia immagine visiva e tattile.
Su questo vale la pena soffermarsi un momento. Il libro sullo statuario del Museo Egizio è infatti uno dei primi esempi di libro concepito per favorire la piena integrazione: a una prima stampa offset di immagini visibili – nel caso specifico le fotografie delle statue – è stata sovrapposta in un secondo tempo la stampa in serigrafia di disegni in rilievo trasparente, appositamente concepiti per essere facilmente decifrati dalle mani. In pratica la stessa immagine può essere letta da chi vede e da chi non vede senza che il rilievo per i ciechi crei difficoltà ai vedenti o viceversa.
Museo Nazionale del Cinema
Un secondo esempio di buona applicazione delle soluzioni per la fruibilità, ancora a Torino, è il Museo Nazionale del Cinema. Nell’ambito del progetto “Oltre la visione. Il museo da toccare, il cinema da ascoltare”, insieme ad una interessante rassegna di film audiodescritti, il Museo Nazionale del Cinema ha curato l’allestimento di un’area per tutti – e quindi anche per i disabili visivi – nella quale viene offerta una spiegazione facile e accessibile dell’architettura e della storia della Mole Antonelliana. L’area, posta al piano di ingresso, è visitabile gratuitamente ed è raggiungibile grazie a una mappa in nero e in rilievo messa all’entrata e a una segnalazione tattile a pavimento che indica il percorso da seguire. Essa contiene un modello in legno della Mole fatto per gli occhi e per le mani, disegni in nero e in rilievo che descrivono la storia dell’edificio, il calco in gesso di un elemento decorativo. E’ inoltre accompagnata da un libro – l’unico attualmente disponibile nel bookshop del Museo sulla storia del capolavoro di Antonelli anche per chi vede -, che attraverso un ricco percorso di immagini in nero e in rilievo offre informazioni inedite e affascinanti. Il libro propone anche un testo di spiegazione stampato in nero e audioregistrato integralmente su CD insieme a una guida parlata all’esplorazione tattile delle immagini in rilievo. Nel 2009 è stata aperta una seconda area espositiva visivo-tattile dedicata all’ottica ed ai segreti della visione.
La luce, elemento essenziale della visione, e la sua manipolazione sono trattati attraverso illustrazioni anche tattili ed esperienze che il pubblico può vivere. Il percorso di visita si articola in cinque momenti: la luce e la sua propagazione, il parallelismo fra il funzionamento dell’occhio e quello della camera oscura, i molteplici effetti della riflessione attraverso vari tipi di specchi, gli effetti della rifrazione operata dalle lenti, e infine, come una sorta di invito verso le sale successive, l’importanza di questi fenomeni nel processo che conduce alla nascita del cinema. “Il nuovo allestimento della sala contiene però una sfida del tutto inedita e per molti versi straordinaria. Esso è stato studiato perché tutti possano impadronirsi di alcuni concetti chiave dell’ottica: anche i visitatori più giovani e i meno esperti, ma soprattutto quelli che per ragioni di forza maggiore sono più distanti da quella materia, i ciechi e più in generale i disabili visivi. In tal modo si è voluto infrangere, attraverso una conoscenza diretta basata su esperienze percettive appositamente concepite, le barriere a prima vista insuperabili che limitano normalmente il mondo di chi soffre di particolari deficit sensoriali. L’obiettivo è stato perseguito – come già per l’altra sala dedicata alla Mole Antonelliana realizzata nel 2007 – attraverso l’uso integrato di diversi strumenti, intesi a valorizzare al massimo tanto le maggiori o minori capacità visive quanto le potenzialità del tatto. L’essenzialità dell’informazione, la facilità di approccio alle esperienze, la linearità del percorso espositivo, la cura con cui viene offerto un approccio sensoriale su più livelli: tutto questo rende la visita particolarmente facile e interessante e pone la nuova iniziativa del Museo Nazionale del Cinema all’avanguardia sulla strada della comunicazione inclusiva”.
Parchi
Il gusto della scoperta e della conoscenza della natura è profondamente legato da una parte all’opportunità di sperimentare in piena autonomia le proprie capacità, dall’altra, il rapporto con la natura favorisce forme di intensa relazione e scambio fra le persone con sensibilità e abilità differenti. In Piemonte, la diffusione di iniziative per l’accessibilità nel verde e negli ambienti naturali ha innescato da qualche anno la sperimentazione di nuove soluzioni e il miglioramento costante degli ausili: dalle pavimentazioni per l’orientamento dei non vedenti, che segnalano con tessiture differenziate i cambi di percorso, direzione o soste, alla individuazione di attività atte a stimolare la percezione circostante con tutti i sensi. Fra le molteplici realizzazioni esistenti in Piemonte, si presentano qui tre esperienze differenti rispetto all’autonomia e alle attività plurisensoriali.
Sensi in gioco – Parco Nazionale del Gran Paradiso, Ceresole Reale
Percorso lungo circa un chilometro e delimitato da un corrimano, progettato dall’Ente Parco Gran Paradiso con la collaborazione della Tactile Vision Onlus: L’escursione ricalca l’itinerario di un sentiero tagliafuoco sviluppandosi in una zona di riforestazione a larice; è pressoché in piano e può essere effettuata da disabili motori e non vedenti. La proposta fin dall’inizio è stata quella di far effettuare l’esperienza da tutti, come una sorta di gioco, con gli occhi bendati per utilizzare in modo diverso il tatto, l’udito, l’olfatto. Per i non vedenti, negli undici punti di sosta si favorisce la percezione di quegli aspetti che possono essere recepiti dai sensi e non fanno parte dall’esperienza quotidiana di chi non vede: ad esempio la scabra superficie dello gneiss, la corteccia dei larici, il profumo del ginepro: inoltre la voce registrata degli uccelli più diffusi nel bosco e il calco delle impronte e delle corna del camoscio. Commento di Andrea Occhi non vedente appassionato di montagna: “sono sentieri che ci permettono di essere autonomi, indipendenti: io in montagna vado abbastanza spesso, ma devo sempre stare vicino a un vedente. In questi casi invece, basta che mi accompagnino all’inizio del sentiero…”
Sens’Azioni – Parco della Maddalena, Torino
Esperienza di verde accessibile in ambiente urbano. Il Parco è situato sulla collina torinese e raggiungibile con i mezzi pubblici. Alla fermata dell’autobus, il semaforo sonoro a chiamata, il percorso tattile plantare per l’attraversamento stradale, permette di raggiungere il sentiero attrezzato in autonomia anche per i non vedenti. Questo percorso offre a tutti la possibilità di fare una passeggiata piacevole e interessante fra gli alberi del Parco della Maddalena. Alle varie stazioni sono disponibili immagini e spiegazioni accurate che consentono di apprendere informazioni scientifiche e curiosità sulla natura circostante. Una proposta per disabili visivi e motori. Il percorso è stato attrezzato per consentire anche ai disabili visivi e motori di percorrerlo e di conoscere il bosco in piena autonomia: la facilità del tracciato, il mancorrente, gli attraversamenti guidati, i testi in Braille per i ciechi e in carattere ingrandito (corpo 24) per gli ipovedenti, i disegni tattili e altri accorgimenti offrono in tal senso un supporto essenziale. È anche disponibile, quale ausilio essenziale, un libro corredato da disegni tattili e da una cassetta audio. Sulla cassetta una voce offre tutte le informazioni utili a seguire con precisione l’itinerario e a interpretare correttamente le immagini tattili disponibili lungo il percorso e sul libro. Il percorso è stato progettato anche per i ragazzi delle scuole e per i loro insegnanti: ad essi propone un’occasione inedita di approccio plurisensoriale alla natura. Coprendosi gli occhi con l’apposita mascherina e seguendo le indicazioni contenute nella cassetta allegata al libro, si può passeggiare in tutta sicurezza, concentrarsi sulle sensazioni offerte dagli altri sensi, scoprire i rumori del bosco e dei suoi innumerevoli abitanti. È anche possibile conoscere gli alberi apprezzandone in alcuni casi il profumo ed esplorandone tronco, rami e foglie con le mani.
Parco Naturale dei Laghi di Avigliana
Il Parco naturale dei Laghi di Avigliana ha realizzato la pubblicazione della guida “Conoscere la fauna” del Parco D’Avigliana e il percorso multisensoriale, creati entrambi per i non vedenti. Si tratta di un progetto finanziato dall’Unione Europea e da Alcotra (organismo di cooperazione europea tra Italia e Francia) che rientra in un programma più ampio, denominato “Una montagna per tutti”, cioè un sistema per realizzare servizi, potenziare l’accoglienza, sviluppare le opportunità turistiche, culturali e sportive rivolte “a tutti” anche ai soggetti sociali deboli. La guida, realizzata in lingua italiana e francese, illustra gli animali più rappresentativi del parco e il loro habitat ma può essere utilizzata per conoscere anche altre realtà. È un piccolo volume costituito da 21 schede: nella parte alta della pagina, il disegno in rilievo dell’animale, il suo nome scientifico, una descrizione in italiano e la relativa traduzione in francese e infine la sovrascrittura in braille. In allegato si trova il CD, un approfondimento sulle caratteristiche di questi 21 animali e dell’ambiente in cui vivono. Le ultime due tracce del CD, raccontano la storia geologica del parco e per ultimo, la descrizione del percorso allestito per i non vedenti (da percorrere con walkman e cuffie a disposizione presso la sede del parco). Questo “tratto”, delimitato da un mancorrente guida, si sviluppa su 300 metri: lungo il tracciato tre cassette in legno contengono allestimenti naturalistici esplicativi. Le relative targhette in braille ne spiegano il contenuto. Nella prima, ad esempio, si trovano le riproduzioni in plastica di tre esemplari della fauna minore del parco: una libellula, un serpente e un ramarro, mentre nella seconda cassetta è possibile toccare i calchi delle impronte dello scoiattolo e del riccio. Quando il mancorrente termina, l’utente viene invitato ad attraversare la strada calpestando mattonelle tattili per continuare il percorso su un tracciato sterrato verso la palude. Durante tutto il tragitto è possibile ascoltare i versi registrati degli uccelli, di solito presenti in quel tratto (produzione LIPU), e usarlo come riferimento per provare a riconoscerne il canto.
