Cosa significa oggi parlare di Braille in una scuola sempre più digitale?
È una domanda che attraversa il dibattito sull’inclusione scolastica e che è stata al centro del webinar “Punti che contano: la centralità del Braille nella produzione dei libri di testo”, promosso dal Comitato Istruzione dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti del Piemonte in occasione della Giornata Nazionale del Braille 2026.
L’incontro non si è limitato a celebrare una ricorrenza, ma ha affrontato una questione concreta e attuale: senza accesso pieno ai libri di testo, il diritto allo studio rischia di rimanere incompiuto.
Il Braille nell’era digitale: una falsa alternativa
Aprendo i lavori, il Presidente regionale UICI Piemonte Franco Lepore ha ricordato come la Giornata Nazionale del Braille non rappresenti soltanto un momento simbolico, ma un’occasione per riaffermare il valore dell’alfabetizzazione delle persone cieche e ipovedenti.
Nel corso del webinar è emersa con chiarezza una convinzione condivisa: la tecnologia non sostituisce il Braille, ma lo integra. Se gli strumenti digitali facilitano l’accesso ai contenuti, la lettura tattile resta fondamentale nei processi di apprendimento, perché consente di comprendere la struttura della lingua, sviluppare competenze ortografiche e costruire autonomia nello studio.
Il Braille continua quindi a rappresentare una competenza educativa essenziale, soprattutto nelle fasi iniziali del percorso scolastico.
Inclusione scolastica e accesso ai materiali didattici
Nel suo intervento introduttivo, Valter Scarfia ha posto l’attenzione su una criticità ormai strutturale: l’inclusione scolastica incontra il suo limite più evidente quando i libri accessibili arrivano in ritardo — o non arrivano affatto.
La disponibilità tempestiva dei materiali didattici costituisce infatti una condizione imprescindibile per garantire pari opportunità di apprendimento. Quando ciò non avviene, lo svantaggio educativo si manifesta fin dall’inizio dell’anno scolastico.
La complessità dei processi di trascrizione e adattamento, unita alla riduzione delle risorse disponibili, evidenzia la necessità di superare una gestione emergenziale dell’accessibilità e di costruire sistemi stabili e programmati.
Il diritto ai testi accessibili: quadro normativo e strumenti operativi
L’intervento del professor Luca Casarotti (Università per Stranieri di Siena) ha quindi approfondito il quadro giuridico nazionale ed europeo relativo all’accessibilità dei testi scolastici.
È stato evidenziato come la normativa italiana — in particolare l’articolo 71-bis della legge sul diritto d’autore — riconosca alle persone cieche e ipovedenti il diritto alla riproduzione e trasformazione dei contenuti editoriali in formato accessibile per uso personale e senza scopo di lucro. L’accessibilità, dunque, non costituisce una concessione, ma un diritto già previsto dall’ordinamento, la cui effettiva applicazione richiede consapevolezza e azione coordinata.
Accanto agli aspetti normativi, l’intervento ha mostrato come le tecnologie oggi disponibili — dai sistemi OCR agli strumenti digitali avanzati, fino alle più recenti applicazioni dell’intelligenza artificiale — consentano sempre più frequentemente di acquisire e adattare i materiali didattici anche in autonomia, integrando il lavoro svolto dagli enti preposti alla trascrizione.
Dal libro trascritto al libro adattato: la prospettiva educativa
A completare il quadro è stato l’intervento della prof.ssa Daniela Floriduz, coordinatrice del Comitato Istruzione UICI Piemonte, che ha riportato l’attenzione sulla dimensione pedagogica e didattica del tema.
Il punto centrale riguarda l’evoluzione stessa del concetto di accessibilità: un libro scolastico non può limitarsi a essere trascritto, ma deve essere adattato.
Grafici, immagini, schemi e impaginazioni costituiscono parte integrante del processo di apprendimento e richiedono una rielaborazione specifica affinché risultino realmente comprensibili per uno studente con disabilità visiva. L’accessibilità diventa quindi un processo educativo condiviso, fondato sulla collaborazione tra docenti, operatori tiflodidattici e famiglie.
In questa prospettiva, l’inclusione non è un intervento successivo, ma una scelta progettuale che riguarda l’intero sistema scolastico.
Braille e tecnologia: una continuità naturale
Uno degli elementi più significativi emersi dal webinar riguarda il rapporto tra Braille e innovazione tecnologica. Lontano dall’essere superato, il sistema Braille dialoga oggi in modo naturale con strumenti digitali e dispositivi elettronici.
Display Braille, software di lettura, sistemi di riconoscimento ottico dei caratteri e soluzioni basate sull’intelligenza artificiale ampliano le possibilità di accesso ai contenuti e rafforzano l’autonomia degli studenti.
La tecnologia non sostituisce il Braille: ne estende le potenzialità.
Una responsabilità educativa collettiva
Dal confronto tra relatori e partecipanti è emersa una consapevolezza condivisa: l’accessibilità dei libri scolastici non è una questione tecnica, ma educativa e civile. Garantire materiali accessibili significa sostenere studenti, insegnanti e famiglie, prevenire disuguaglianze e rendere effettivo il diritto allo studio.
Il Braille diventa così una vera condizione di cittadinanza, perché consente a ogni studente di partecipare pienamente ai percorsi di apprendimento.
Oltre l’emergenza
Il webinar ha infine ribadito la necessità di passare da una logica emergenziale a un sistema stabile e strutturato, capace di garantire continuità, formazione e collaborazione tra istituzioni, scuola e territorio.
Perché l’inclusione non si misura nelle dichiarazioni di principio, ma nella possibilità concreta per ogni studente di iniziare il proprio percorso scolastico con gli stessi strumenti degli altri.
E perché, in definitiva, il diritto allo studio passa anche attraverso la possibilità di leggere con le proprie mani il proprio futuro.

